Turismo in Italia, una miniera d’oro poco sfruttata: lo studio

Quanto vale il turismo culturale nel nostro Paese? 12,5 miliardi all’anno secondo l’Istat che ha calcolato comeil 36% dei turisti stranieri scelga le nostre città d’arte, i nostri musei e i nostri palazzi storici. Questo, tuttavia, è soltanto uno dei numerosi dati interessanti emersi. Ciò che traspare dall’ultimo report dell’Osservatorio Nazionale del Turismo è infatti l’immagine di un’Italia legata tanto al concetto di cultura inteso come patrimonio artistico-culturale-paesaggistico, quanto come eccellenza enogastronomica, artigianale e folkloristica.

turismo in italiaGli stranieri, insomma, continuano a scegliere l’Italia per le città d’arte (36%), per le peculiarità storiche e perché si mangia bene. Un’altra fetta importante di visitatori sceglie invece il Belpaese  anche per le località marine e montante: questi due capitoli, assieme, rappresentano infatti il 69% dell’afflusso turistico totale. Ma non è tutto perché secondo lo studio “Io sono cultura – 2016 – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, al sistema produttivo culturale e creativo si deve il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia: 89,7 miliardi di euro capaci di stimolare 249,8 miliardi di euro prodotti dall’intera filiera culturale, ovvero il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.

Le mete più gettonate in assoluto? Il Colosseo, gli scavi di Pompei, la Galleria degli Uffici e il Corridoio Vasariano che coprono insieme il 26% del totale dei visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali, che nel 2015 sono stati pari a 43milioni 288mila 366, + 16,4% rispetto al 2012 ed il 52% del totale introiti lordi in Italia.

Le criticità? L’incapacita del governo e degli operatori turistici di mettere le nostre ricchezze a sistema. In sostanza la materia prima c’è ma gli italiani sono incapati di metterla davvero a frutto. L’offerta culturale, infatti, è percepita dagli stranieri troppo spesso come frammentaria e dipersiva. Per gran parte degli intervistati, inoltre, manca un vero circuito turistico nazionale capace di connettere grandi poli attrattivi con realtà minori (che minori non sono) attraverso itinerari culturali sapientemente studiati, alle difficoltà di attuazione progettuale, organizzativa e di gestione dei flussi coi conseguenti mancati benefici economici su scala e di distribuzione sul territorio.

In ultimo in ordine ma non certo d’importanza ci sono poi le opportunità sprecate da un uso della tecnologia spesso fine a se stessa e non funzionale. Come dire, i fondi vengono anche stanziati ma poi vengono spesi male e con progetti non veramente validi.

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